Attenzione all’illusione ottica dei social network

Scrivevo su Facebook, proprio tre anni fa, quanto segue:

Alle volte i social network possono indurre a pensare che nel mondo si è maggioranza, salvo un piccolo dettaglio. Quel mondo è il mondo che ciascuno di noi si costruisce attraverso relazioni più o meno di affinità. L’illusione “ottica” maggioritaria del web… la definiamo così ?

Ognuno di noi costruisce sui vari social la propria rete di contatti in base alle proprie affinità, ai propri interessi, qualche volta anche in base ai propri obiettivi professionali e non solo.

Se pensiamo a questi ultimi, cioè agli obiettivi professionali o ad esempio di brand reputation personale, direi quasi che, cercare contatti affini e/o potenzialmente interessati a noi o interessanti per noi, è sicuramente cosa da farsi, anzi fortemente consigliata proprio come strategia da mettere in campo.

Altra cosa invece sono le nostre convinzioni, quelle che si manifestano soprattutto nell’utilizzo di social non professionali (quando si usano con profilo personale) e in particolare di Facebook.

In modo naturale e, anche inconscio, noi andiamo a cercare amici che hanno le nostre stesse passioni, che postano su argomenti a noi molto affini, andiamo a mettere mi piace su pagine che in qualche modo sono collegate al nostro quotidiano e al nostro modo di essere, ci iscriviamo in gruppi che riguardano il nostro vissuto. Tutto questo crea attorno a noi un mondo per così dire “amico, affine”, un mondo dove quelli che la pensano diversamente da noi sono una minoranza e se rompono troppo li “banniamo” pure. 

Questo approccio, naturale per tutti noi, ci crea una vera e propria “illusione ottica maggioritaria”, ci convinciamo cioè che il “mondo” la pensa come noi, che gli “oppositori” siano un’esigua minoranza e che quindi (di conseguenza) “abbiamo ragione”.

Purtroppo (o per fortuna) non è così. Quel mondo che ci stringe forte è il mondo che mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, ci siamo creati noi. 

Un giorno potremmo svegliarci e accorgerci che il mondo è un’altra cosa.

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