QUANDO LA CLASS ACTION DIVENTA IDEOLOGICA

Finalmente dal 1 gennaio 2010, sia pure con mille difetti, la tanto agognata “Class Action” entra a far parte della legislazione italiana.

Tutti quanti ormai sanno cos’è la “Class Action” e cioè: 

“Un’azione collettiva (negli Stati Uniti d’America conosciuta come class action), è un’azione legale condotta da uno o più soggetti che, membri della classe, chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti super partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe. Gli altri soggetti della medesima possono chiedere di non avvantaggiarsi dell’azione altrui (esperendone una propria) esercitando l’opt-out right, oppure possono rimanere inerti avvantaggiandosi dell’attività processuale altrui che avviene sulla base del modello rappresentativo. Con l’azione collettiva si possono anche esercitare pretese risarcitorie, ad esempio nei casi di illecito plurioffensivo, ma lo strumento oltre alle funzioni di deterrenza realizza anche vantaggi di economia processuale e di riduzione della spesa pubblica.

L’azione collettiva è il modo migliore con cui i cittadini possono essere tutelati e risarciti dai torti delle aziende e delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrà essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione dell’attore…” (da Wikipedia) Eccetera, eccetera…

E’ notizia di oggi che un’associaizone di consumatori ha intenzione di promuovere una Class Action contro Microsoft per il fatto che sulla maggior parte dei PC in vendita il sistema preistallato sia Windows e che il rimborso al consumatore che non lo volesse non è così immediato.

Personalmente non sono un sostenitore di Microsoft, anzi non amo moltissimo, pur usandolo, il suo sistema operativo, ma mi sembra che questa sia una Class Action ideologica e voluta più per farsi pubblicità o qualcosa di simile che per tutelare veramente i consumatori.

Secondo quanto dichiarato anche oggi a Radio 24 Microsoft sarebbe colpevole di rifornire quasi tutti i costruttori mondiali di PC, Notebook e Netbook, del suo Windows 7 o Vista o XP che sia e che il rimborso pensato dalle case costruttrici di PC nel caso uno non voglia Microsoft sia solo di 50 euro o giù di lì.

Diciamo alcune cose:

  1. Innanzitutto a differenza di “frodi” a consumatori io posso scegliere quale PC scegliere e tranquillamente sono presenti sul mercato PC con Linux o altri sistemi preistallati. Basta cercare.
  2. Le licenze che i costruttori istallano sono license OEM cioè preistallate e sicuramente pagate pochi euro rispeto ai 130/150 euro di Windows 7 home premium. Per cui è difficile ipotizzare che il costo venga rimborsato per il suo prezzo di mercato, ma per il suo prezzo d’acquisto o giù di lì.
  3. Io costruttore sono libero di mettere il prezzo che voglio al mio PC e di scontare quanto decido il PC senza Windows installato. Secondo me cioè non si configura affatto la possibilità di valutare un’ azione contro i costruttori per il fatto che semplicemente devo decidere se mi conviene acquistare quel PC con o senza Windows. E questa mia decisione la devo prendere prima e non dopo averlo acquistato pretendendo un rimborso. E’ come se acquistassi una macchina con il navigatore e dopo lo smontassi riportandolo al concessionario e ne pretendessi il rimborso del prezzo di vendita.  

Concludendo mi pare di poter affermare che questa sia più un’operazione di marketing dell’associazione di consumatori che non una vera e utile “Class Action”.

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